Mario Gastaldi intervista Stefano Sedda

Intervista di Mario Gastaldi - www.mariogastaldi.com 

Mentre ci avviciniamo all’International Forum on Enterprise 2.0, sviluppiamo uno scambio di idee intorno ai temi appassionanti del Forum.

In questi giorni ho intervistato con piacere Stefano Sedda, Direttore Risorse Umane di Meridiana Fly,

Stefano Sedda ha un’esperienza significativa in processi di turn over e ristrutturazione uniti a  progetti di sviluppo. Pubblica articoli su riviste e libri di management (il sole 24 ore etc, Franco Angeli, riviste di categorie)

Nel  suo stile di  Direzione le tradizionali attività di "Sviluppo" e "Gestione" si fondono nella più efficace e significativa gestione delle "Intelligenze", intese come individuali o aggregate in comunità trasversali (comunità di pratica). Lo strumento da utilizzare va ricercato in un  sistema focalizzato sulla gestione integrata di  obiettivi, pensieri, informazioni e processi organizzativi, in grado di conciliare il contatto diretto, face to face,con quello  virtuale, mediato dalla tecnologia.  
 

Veniamo alla nostra intervista …  

MG: Le aziende di oggi hanno sempre più bisogno che le persone scelgano di usare creatività, passione e iniziativa. L’obbedienza pura e semplice non da garanzia di performance, anzi. Come valuti questa osservazione? Se sei d’accordo, in che modo è possibile passare da obbedienza a creatività, passione, iniziativa? 

SS: Una osservazione corretta.

Prima di tutto va chiarito il termine obbedienza. A parer mio esistono due momenti (che nella vita dell’azienda si susseguono continuamente) uno quello della formazione della idea, del pensiero e della strategia da perseguire l’altro e quello della applicazione di quanto deciso.
Nel primo momento l’obbedienza acritica non porta un contributo intellettuale al pensiero nel secondo invece (quando si passa alla messa in pratica) è assolutamente necessaria una coesione e una gioco di squadra mirato a implementare quanto deciso che deve diventare il fattore di coesione di tutta l’azienda.
In altre parole libertà  di pensiero ma univocità di azione.
Relativamente alla libertà  di pensiero per spiegarne la necessità  provo a incrociare tre concetti (alcuni elaborati altri presi in prestito).

Primo le aziende oggi non possono permettersi inutilità e al contempo devono ottenere il massimo delle intelligenze delle sue persone (qualunque ruolo occupino); secondo l’etica delle capacità infatti una azienda deve massimizzare le capacità presenti al proprio interno e, al contempo andarsene a cercare delle altre (laddove non ne avesse abbastanza). Ogni persona possiede una sua creatività un suo valore intellettuale che deve trasformare in capacità concreta per l’azienda. Per fare ciò deve sentirsi libero di esprimere e esplicitare tutta la sua creatività. L’obbedienza in questo non è esecuzione acritica di ordini ma lealtà e rispetto alla azienda e alla sua necessità di avere idee progetti energie. Si è disobbedienti se si rispettano ordini, che spesso nessuno ha mai dato, ma ci si sottrae allo sforzo creativo ed intellettuale necessario per creare valore.

Secondo davenport dice che le persone non sono risorse ma portatrici di risorse che decidono ogni giorno se mettere o meno a disposizione dell’azienda ; se da un lato richiedo, o (come spesso succede) do l’idea di richiedere solo obbedienza cieca fornisco alibi a chi non vuole mettermi a disposizione le sue risorse, la sua creatività. Come azienda quindi devo creare un patto con le persone e chiarire dall’inizio cosa voglio da loro e cosa son disposto a dare in cambio.

Terzo mutuando il principio di Likert e quindi cambiando il modello delle relazioni possibili da adulto/adulto, adulto/ bambino, bambino / adulto e  bambino/bambino  a imprenditore / imprenditore, imprenditore/ impiegato, impiegato / impiegato e impiegato imprenditore posso affermare che la mia convinzione è che una azienda di oggi deve strutturarsi sul primo: imprenditore imprenditore dove uno mette i soldi l’altro mette le idee, entrambi rischiano ma entrambi sono cruciali nella realizzazione del progetto impresa. 
 

MG: Si dice che nel disegnare sistemi sociali/umani abbiamo compiuto forse il 10% del progresso che abbiamo fatto nella tecnologia. Sei d’accordo che abbiamo della strada da fare, oppure pensi che siamo già piuttosto bravi? 

SS: In realtà è  vero ma con un paradossale salto all’indietro nei modelli sociali che nel mondo di oggi solo la tecnologia più evoluta consente.

Mi spiego, ritengo che il modello rinascimentale dove le energie potevano circolare nella piazza, dove il genio era tale solo se capace di realizzare le proprie idee, dove il modello cliente fornitore era semplice e diretto e la finanza era solo gestione della moneta oggi in un mondo globale reso complesso dall’evoluzione dell’uomo e della società (non mi soffermo in quanto è evidente) la tecnologia così sofisticata può permettere di annullare le complessità e gli ostacoli per recuperare i fondamenti del rinascimento e farli vivere in questa società.
In altre parole se prima per realizzare una impresa gli attori erano due o tre e le relazioni fra loro erano un numero finito oggi una impresa necessita di una molteplicità di attori che generano infinite relazioni; per gestire questo numero di persone e di relazioni e ricondurle alla semplicità del rinascimento è necessaria una tecnologia sofisticata. Oggi c’è dobbiamo solo sfruttarla per questo scopo. 

MG: Quali opportunità  concrete di progresso vedi nei sistemi organizzativi del 2010? Cosa possiamo fare noi in concreto? 

SS: Noi possiamo rendere coerenti obbiettivi complessi con azioni semplici, velocità di azione con precisione; dobbiamo tornare a far tornare al centro l’uomo. Nel recente passato abbiamo avuto l’illusione che la macchina potesse superare l’uomo ma non è così l’uomo il suo cervello la sua intelligenza è centrale dobbiamo recuperarla e farla tornare a guidare le azioni.
Una sorta di saggezza organizzativa che elimini i negativi che elimini chi non è trasparente onesto e fedele all’obiettivo dell’impresa. Oggi la tecnologia ce lo permette dobbiamo costruire un modello socio organizzativo che la sfrutti 
 

MG: Quali sono le opportunità  offerte dalle social technologies in termini di miglioramento delle capacità organizzative?

SS: Le social technologies ci mettono in un rinascimento futuro semplificano le relazioni gestiscono moltitudini amplificano le intelligenze 
Nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma, ogni idea è frutto dell idee precedenti l’unione di creatività amplificano la potenza della singola attività. Nel rinascimento era possibile con i modi e i tempi coerenti dell’epoca oggi i tempi e i modi richiesti dalla nostra epoca sono resi possibili dalle tecnologie sociali 

MG: In che modo le social technologies spingono le Aziende alla ricerca di nuovi modelli organizzativi o stimolano qualche forma di cambiamento culturale?  

SS: Perché esistono e sono diffuse e se non le si utilizzano per i fini aziendali in ogni caso favoriscono aggregazioni auto generanti che non sempre sono favorevoli all’azienda, anzi spesso ne sono contro.
Le aziende rischiano di essere perdenti se non le usano in quanto assenti da questo sistema. Nel mondo d’oggi chi è assente ha torto  

MG: L’introduzione di tecnologie social (2.0) sviluppa produttività  ed efficienza, migliora comunicazione e condivisione di informazioni.
Però  non è sufficiente rendere disponibili le tecnologie perché le persone decidano di utilizzarle (con loro migliori capacità).
Immaginiamo che una piattaforma di condivisione di informazioni viene resa disponibile, ma le persone inseriscono solo informazioni superate/inutili. (questi sono casi reali).
E' una questione di cultura organizzativa.Quale pensi che sia il modo migliore di facilitare questa evoluzione della cultura organizzativa? 

SS: Chiarire in modo netto quale è l’obiettivo d’impresa, cosa serve all’impresa per competere ed essere netti nel favorire chi è funzionale (con la sua intelligenza e le sue capacità) al raggiungimento del risultato.
La chiarezza organizzativa è simmetricamente necessaria anche per rendere evidenti le persone che non sono coerenti con lo spirito dell’impresa e allontanarle, non per vendetta ma perché nessuno è utile a tutte le cause 

 

 

Grazie Stefano, alle prossime conversazioni.